AI e Terzo Settore: come superare i pregiudizi e attivare relazioni di valore

AI e Terzo Settore: come superare i pregiudizi e attivare relazioni di valore
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Scopri come l'intelligenza artificiale può amplificare il tuo lavoro di fundraiser senza sostituire le relazioni umane. Guida pratica per superare paure e pregiudizi sull'AI nel Terzo Settore.

Settecentosettanta milioni di persone. Questo è il numero di utenti attivi settimanalmente su ChatGPT secondo OpenAI. Un dato che racconta una rivoluzione già in atto, che sta trasformando il modo in cui lavoriamo, comunichiamo e creiamo valore. Eppure, nel mondo della raccolta fondi e del Terzo Settore, l’intelligenza artificiale continua a essere guardata con sospetto, circondata da pregiudizi e paure comprensibili ma che rischiano di farci perdere opportunità preziose.

La domanda non è più se l’AI entrerà nella raccolta fondi e nel fundraising, ma come possiamo farne un’alleata per amplificare ciò che sappiamo fare meglio: costruire relazioni autentiche e creare impatto sociale.

Una normativa che cambia le regole del gioco

A settembre 2025, l’Italia è diventata il primo paese dell’Unione Europea ad approvare una legge nazionale sull’intelligenza artificiale, allineata all’AI Act europeo. Non si tratta solo di burocrazia: questa normativa definisce principi chiari per un uso antropocentrico, trasparente e sicuro dell’AI, con particolare attenzione a innovazione, cybersicurezza, accessibilità e tutela della privacy.

Per gli enti del terzo settore, questo significa avere finalmente un quadro di riferimento che garantisce tracciabilità, responsabilità umana e centralità della decisione finale di una persona fisica. In altre parole: l’AI può suggerire, accelerare, ottimizzare, ma la decisione finale resta sempre nelle mani di una persona. Per legge.

Questo dovrebbe già rassicurare chi teme che la tecnologia possa sostituire l’esperienza e la sensibilità umana nel fundraising. Ma andiamo più a fondo, affrontando direttamente i pregiudizi e le paure che frenano molti professionisti del settore.

I pregiudizi che ci frenano (e come superarli)

“L’AI non capisce il cuore del non profit”

Questo è forse il pregiudizio più diffuso: l’idea che l’intelligenza artificiale non possa cogliere l’empatia, la visione e la motivazione che spingono chi lavora nel terzo settore. Ed è vero: l’AI non ha empatia. Non deve averla.

L’AI è uno strumento, non un sostituto. Non deve capire il cuore del non profit: deve aiutarti a liberare tempo ed energie per dedicarle proprio a quella dimensione umana che fa la differenza. Quando l’AI analizza un bando, identifica opportunità di finanziamento o suggerisce come strutturare una proposta, non sta sostituendo la tua passione o competenza: sta rimuovendo ostacoli che ti impediscono di esprimerla al meglio.

“È roba da grandi enti”

Molti credono che l’AI sia pensata per contesti con risorse e strutture più grandi di quelle del non profit. Questa percezione nasce dal fatto che i primi casi d’uso sono stati effettivamente in ambito corporate. La realtà è cambiata radicalmente.

Oggi esistono strumenti di AI accessibili, che non richiedono competenze tecniche avanzate né investimenti proibitivi. La democratizzazione dell’AI è già avvenuta: basta saperla riconoscere e scegliere gli strumenti giusti.

“È complicata e poco accessibile”

La paura di non avere le competenze tecniche necessarie è legittima, ma spesso sovrastimata. Gli strumenti di AI moderni sono progettati per essere intuitivi e user-friendly. Non serve essere data scientist per utilizzare un assistente virtuale che ti aiuta a scrivere una proposta progettuale o ad identificare i bandi più rilevanti per la tua organizzazione.

La curva di apprendimento esiste, certo, ma è molto più breve di quanto si pensi. E il ritorno sull’investimento di tempo è immediato.

“L’AI toglie umanità”

Questa è la paura più profonda: che affidandosi troppo alla tecnologia si perda il valore personale e autentico del proprio lavoro. Ma è esattamente il contrario.

L’AI non toglie umanità: la amplifica. Quando un/a progettista o fundraiser non deve più passare ore a cercare manualmente bandi, a formattare documenti o a compilare database, può dedicare quel tempo a ciò che davvero conta: incontrare i donatori, ascoltare le storie dei beneficiari, costruire relazioni autentiche. L’AI non sostituisce l’umanità nella raccolta fondi: la libera.

Le paure legittime (e come gestirle)

Oltre ai pregiudizi, esistono paure concrete che meritano attenzione e risposte chiare.

Perdita di autenticità

“Temo che usare l’AI per scrivere testi o proposte renda tutto più freddo e meno umano.” Questo rischio esiste, ma solo se si usa l’AI in modo passivo, copiando e incollando senza personalizzare.

La soluzione? Usare l’AI come punto di partenza, non di arrivo. L’AI può generare una bozza, suggerire una struttura, proporre argomentazioni. Ma sei tu a dover aggiungere la competenza, la genuinità, la storia specifica della tua organizzazione. L’AI accelera, tu personalizzi.

Omologazione dei contenuti

“Se tutti usano gli stessi strumenti, le proposte rischiano di assomigliarsi troppo.” Anche questa è una preoccupazione fondata, ma facilmente gestibile.

L’AI genera output basati sugli input che riceve. Se tutti danno gli stessi input generici, otterranno output simili. Ma se tu fornisci informazioni specifiche, dati unici, storie autentiche della tua organizzazione, l’output sarà altrettanto unico. La differenza non la fa lo strumento, ma come lo usi.

Errori e bias

“L’AI può inventare numeri o informazioni non verificate.” Questo è vero e rappresenta uno dei rischi più seri. L’AI può generare contenuti plausibili ma inesatti, fenomeno noto come “allucinazione”.

La soluzione è semplice ma non negoziabile: verifica sempre. L’AI non deve mai essere l’unica fonte di informazioni. Usala per accelerare la ricerca, ma controlla sempre i dati, cita le fonti, verifica i numeri. La responsabilità finale resta umana, come stabilisce anche la normativa.

Perdita di controllo

“Non so sempre cosa c’è dietro i suggerimenti dell’AI.” Questa sensazione di non avere piena padronanza del proprio lavoro è comprensibile, soprattutto per chi è abituato a controllare ogni aspetto del processo.

La risposta è: formazione e trasparenza. Scegli strumenti che spiegano come funzionano, che ti permettono di capire la logica dietro i suggerimenti. E ricorda: l’AI è uno strumento, non un oracolo. Puoi sempre ignorare un suggerimento se non ti convince.

Sostituzione professionale

“Ho paura che un giorno si pensi che l’AI possa fare il mio lavoro.” Questa è forse la paura più profonda e comprensibile, ma è anche la meno fondata.

Il fundraising, la raccolta fondi è relazione. È ascolto, empatia, capacità di leggere tra le righe, di costruire fiducia nel tempo. Queste competenze sono intrinsecamente umane e non replicabili da un algoritmo. L’AI può gestire dati, analizzare pattern, generare testi. Non può costruire una relazione autentica con un donatore.

Chi saprà integrare l’AI nel proprio lavoro non sarà sostituito: sarà più efficace, più strategico, più capace di creare impatto. Chi invece la rifiuterà per paura rischia di rimanere indietro.

Riguarda il webinar organizzato da Granter proprio su questo tema per approfondire:

Dalla teoria alla pratica: come l’AI può aiutarti oggi

Vediamo concretamente come l’AI può supportare il lavoro quotidiano di un/a progettista o fundraiser.

Ricerca di opportunità

Invece di passare ore a navigare siti web di fondazioni, banche, enti pubblici e aziende, strumenti dotati di AI possono analizzare migliaia di opportunità e proporti solo quelle più rilevanti per la tua organizzazione, in base a missione, territorio, budget e tipologia di progetto.

Analisi di bandi

Leggere un bando complesso, capire i requisiti, identificare i criteri di selezione nascosti tra le righe: un lavoro che può richiedere ore. L’AI può sintetizzare le informazioni chiave, evidenziare i requisiti fondamentali, suggerirti quali aspetti del tuo progetto enfatizzare.

Scrittura di proposte

Partire da una pagina bianca è sempre difficile. L’AI può generare una struttura di base, suggerire argomentazioni, proporre modi per presentare i dati di impatto. Tu aggiungi la tua esperienza, la tua conoscenza del territorio, la tua competenza.

Personalizzazione delle comunicazioni

Gestire centinaia di donatori con comunicazioni personalizzate è umanamente impossibile. L’AI può aiutarti a segmentare il database, personalizzare i messaggi mantenendo un tono autentico, identificare il momento migliore per ricontattare un donatore.

Analisi dati donatori

Capire pattern di donazione, identificare donatori a rischio di abbandono, prevedere chi potrebbe aumentare il proprio contributo: l’AI può analizzare dati che manualmente richiederebbero settimane.

Granter: l’AI al servizio delle relazioni

Tutto questo non è teoria. Strumenti come Granter integrano l’Intelligenza Artificiale in modo trasparente, specificamente pensato per chi fa raccolta fondi nel Terzo Settore.

Database intelligente: migliaia di schede di opportunità (bandi, contributi, donazioni, patrocini) con profili di donatori istituzionali e corporate, costantemente aggiornate.

Matching intelligente: l’AI analizza il tuo profilo organizzativo e ti propone le opportunità più rilevanti, facendoti risparmiare ore di ricerca.

NORA, l’assistente virtuale: un’AI addestrata specificamente sulla progettazione sociale, che ti supporta nell’analisi dei bandi e nella scrittura delle proposte, utilizzando il know-how e l’esperienza del team di Granter.

Community di centinaia di enti non profit: uno spazio per confrontarsi, condividere esperienze, scoprire opportunità di partnership con altri enti non profit e consulenti del settore.

Granter è progettato con un principio chiaro: l’AI non sostituisce il/la progettista o fundraiser, ne amplifica le potenzialità. Ti libera dalle attività ripetitive e time-consuming per permetterti di dedicare più tempo a ciò che conta davvero: costruire relazioni autentiche, ascoltare i bisogni dei beneficiari, creare impatto sociale.

Vuoi scoprire come Granter può supportare il tuo lavoro? Prova gratuitamente la piattaforma per 7 giorni e scopri come l’AI può diventare la tua alleata nella ricerca di opportunità, nell’analisi di bandi e nella costruzione di relazioni di valore con donatori istituzionali e corporate.